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Roberto Saviano ancora una volta nel “mirino” di Silvio Berlusconi PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Damiano   
Lunedì 24 Maggio 2010 08:48

Il Presidente del Consiglio ha, nuovamente, attaccato Roberto Saviano, reo, a suo dire, di fare pubblicità alla camorra che, in fondo in fondo, non sarebbe poi cosi pericolosa.

Silvio Berlusconi lo ha fatto di nuovo. Il Presidente del Consiglio ha, nuovamente, attaccato Roberto Saviano, reo, a suo dire, di fare gratuita pubblicità alla camorra: una camorra che, in fondo in fondo, non sarebbe poi cosi pericolosa.
Pochi giorni dopo le esternazioni berlusconiane, ha rincarato la dose Emilio Fede, uno dei più fedeli ventriloqui del verbo del capo: Saviano altro non sarebbe che un furbacchione, e anche la scorta con cui è costretto a vivere altro non sarebbe che un mezzo per farsi pubblicità.
Tesi non nuove nella galassia del centrodestra: come dimenticare la favolosa esternazione di un ministro del precedente governo Berlusconi, Lunardi, che affermò, testualmente: “la mafia non va combattuta, ma bisogna imparare a conviverci”. E d’altronde già in passato, in molteplici occasioni, il Berlusconi aveva attaccato quegli sceneggiati televisivi, come “La Piovra”, che a suo dire, avevano fatto un’enorme pubblicità ad una mafia che è in realtà sarebbe appena la sesta al mondo…nemmeno da Champions League, e che diamine!!! Ma quando il saggio indica la luna, c’è sempre qualcuno che guarda il dito. Ora, che l’ipocrisia berlusconiana sia senza limiti è un dato di fatto: Silvio attacca il libro Gomorra che però è edito dalla sua casa editrice Mondadori. Attacca lo sceneggiato “La Piovra” che andava in onda sulla Rai e non dice nulla su “ Il Capo dei Capi” targato Mediaset…insomma, la solita verità buona solo quando fa comodo al padrone. Il problema è che Berlusconi, da capo del Governo, continua a comportarsi nello stesso identico metodo con il quale operava da Re delle Televisioni. Immagina che il suo compito sia pubblicizzare al meglio il prodotto, anche a costo di mettere la polvere sotto ai tappeti. Ma non parlare di un problema non vuol dire eliminare il problema. Berlusconi se la prende con il medico che diagnostica il cancro, e non con il cancro: singolare idea di guarigione. Ma negli ultimi attacchi a Saviano, personalmente, leggo qualcosa di più. Il fastidio evidente nei confronti dello scrittore nasconde, a mio avviso, altri elementi. Berlusconi ha teorizzato il concetto dell’amore (suo) contro l’invidia (degli altri). Mi son sempre chiesto cosa centrassero tali concetti con la politica: beh, forse sto iniziando a capire. Si accusa gli atri di qualcosa quando si è i primi a pensare a quella cosa. Credo, cioè, che Berlusconi tema Saviano, anzi provi vera e propria invidia nei suoi confronti. Se c’è un campo in cui il magnate di Arcore non teme concorrenti è nella capacità di captare gli umori della gente. Da uomo che vive in un sondaggio permanente, Berlusconi avverte che Roberto Saviano è divenuto, suo malgrado, un personaggio popolare, apprezzato dalla gente.
Ma l’apprezzamento che investe Saviano è diverso da quello di cui gode Berlusconi.
Laddove per Silvio ci sono idolatria, isteria, ultras scatenati, per Saviano c’è un sentimento di naturale benevolenza per un ragazzo di trent’anni che non ha alcuna velleità messianica. Saviano non è un eroe, e non credo abbia mai puntato ad esserlo. Chi ha avuto modo di ascoltare Saviano dal vivo o in quei momenti di grande televisione che sono le sue apparizioni da Fazio, ha imparato ad apprezzarne la serenità, la pacatezza con la quale è in grado di spiegare, raccontare eventi altrimenti ostici, fastidiosi.
Saviano, semplicemente, potrebbe essere l’uomo nuovo per la guida del Paese, avendo tutte le caratteristiche per essere il protagonista di quella rivoluzione di cui il sistema Italia avrebbe bisogno. Berlusconi avverte tutto questo e, come si dice in gergo, cerca di ammazzare il neonato ancora nella culla. Se, dietro gli attacchi degli ultimi giorni, c’è la volontà di ridimensionare un futuro, possibile, avversario politico, allora la strategia può essere anche legittima. Ma attenzione a non esagerare con l’accanimento o, peggio ancora, con l’isolamento. C’è un filmato che potete tranquillamente trovare su youtube. E’ una vecchia puntata del “ Maurizio Costanzo Show”. Siamo agli inizi degli anni 90. Ospite della puntata è un magistrato che sta spiegando il perverso sistema delle commistioni mafia- politica. Ad un tratto si alza dalla platea un uomo, che inizia ad inveire, accusando il magistrato “ di infangare la Sicilia con la solita storia della Mafia”. Quel magistrato è Giovanni Falcone, che di li a poco morirà nella strage di Capaci.
L’uomo che inveisce è, invece, Totò Cuffaro, futuro Governatore della Sicilia, condannato poi per associazione mafiosa. A volte la storia dovrebbe insegnare qualcosa.

 

Commenti 

 
+1 #1 luisa paplia 2010-06-02 15:18
Chiunque creda nella libertà non puo non solidarizzare con Roberto Saviano,e con tutti gli uomini delle forze dell’ordine e della magistratura, impegnate ogni giorno nel proteggere i cittadini onesti e nel combattere, ognuno con le proprie armi, la criminalità organizzata.
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